Il Passaggio Generazionale e La Legge Della Leadership

Molti giovani imprenditori si scontrano con  il Passaggio Generazionale e la Legge Della Leadership quando prendono in mano le redini dell’azienda e comprendono di non essere riconosciuti come nuovo Leader dell’azienda.

Vedi, il fatto è questo,

oltre ad avere il genitore scettico sulle tue abilità o peggio ancora contro di te, se sei il giovane rampollo di famiglia che vuole mettersi alla guida dell’azienda, spesso e volentieri trovi nei dipendenti storici, quelli con anzianità lavorativa maggiore un muro invalicabile.

Queste persone non riconoscono in TE le doti e le qualità dei TUOI genitori e quando non ti ostacolano platealmente, lo fanno mettendoti costantemente il bastone tra le ruote.

Il problema è così sentito, che la tua reazione può essere, o quella di piazzarti in azienda e vegetare per anni, oppure quella di scappare e di metterti a fare altro nella vita, mandando in fumo anni di sacrifici dei tuoi genitori e quel sogno imprenditoriale che era iniziato (il più delle volte) con un “e così lascerò qualcosa ai miei figli”.

Devo dire che siamo in molti a fare questo passaggio.

Io stesso quando da manager ho deciso di fare impresa ho recitato nella mia mente le parole “e così costruisco qualcosa per i mei figli”; ovviamente non è l’unica ragione, ma ci ho pensato.

Ma torniamo al problema.

Per quale motivo ogni passaggio generazionale passa per queste “Forche Caudine”?

Per spiegartelo, prendo in prestito una delle leggi del marketing.

Si hai capito bene, dico leggi, perché il marketing ha dei principi che sono inconfutabili in quanto è il mercato stesso che ne dimostra la veridicità.

La legge a cui faccio riferimento è la “Legge della Ledership”.

Legge che in sintesi recita: “E’ meglio essere i primi piuttosto che meglio degli altri

Cosa vuol dire?

Purtroppo vuol dire che oggi molti imprenditori credono ancora che sia meglio convincere il potenziale cliente che il proprio prodotto o servizio è meglio di quello del concorrente.

E io rimango senza parole quando sento queste cose, perché è davanti ai nostri occhi la prova che si tratta di un errore grossolano pensarla in questo modo.

Ti spiego meglio.

Domanda:

“Come funziona il nostro cervello quando è alla ricerca attivamente di qualcosa?”, bene o un servizio o persona a cui fare riferimento.

Bene, il nostro cervello è programmato per:

1) non fare fatica

2) cercare il meglio in assoluto.

Nel caso della domanda qui sopra è sarebbe programmato per cercare un prodotto, servizio o persona.

Pensaci bene;  non è forse così in tutte le cose?

Se cerchi un medico specialista, cerchi il luminare del settore oppure cerchi il primo che ti capita?

E aggiungo, seguimi bene, se non sai dove trovarlo, non è forse vero che come primo passo contatti chi, nella tua cerchia di conoscenze, ritieni il massimo esperto, in questo caso, per questioni mediche?

Se ci pensi è pazzesco, perché quello che fai è andare dal tuo conoscente che ritieni il massimo esperto nel tuo network per informazioni di carattere medico specialistico e chiedi a lui un suggerimento.

E magari ti fidi più di lui che del tuo medico di base!

Ti rendi conto che, in genere, questo atteggiamento non è minimamente supportato da dati oggettivi, ma solo dalla percezione?

Perché non è mica detto che il tuo amico sia veramente il massimo esperto per quel tipo di informazioni.

Solo che per qualche motivo lui si è posto come tale e nel tempo si è radicata in te la convinzione che sia così.

Quindi la Leadership è prima di tutto legata alla percezione.

Poi se alla percezione che è del tutto soggettiva ci attacchiamo anche qualche “elemento concreto” il meccanismo diventa MICIDIALE.

Ad esempio, se chiedi a un Milanese quale sia il miglior Giapponese a Milano, 9 su 10 ti diranno “iyo”.

Perché?

Perché è figo, è un’istituzione ed è il primo ed unico giapponese stellato Michelin in Italia.

Quindi alla percezione ci attacchiamo le parole PRIMO e STELLATO e presto detto, non può che essere il Leader assoluto nella categoria.

Ma è veramente il migliore in assoluto?

Eh, la risposta è dipende.

Perché, ad esempio, per me che sono stato in Giappone, paese meraviglioso e del quale ho avuto la fortuna di visitare posti non turistici, la cucina di  “iyo” non rispecchia quel carattere della tradizione culinaria che ho assaporato là.

È un’altra cosa, figa, ma un’altra cosa.

Lo so, starai obiettando, si ma a Milano è il migliore.

E io ti rispondo, non lo so, perché non ho mangiato in tutti i ristoranti Giapponesi a Milano, ma se ne trovassi uno simile a quelli che ho visitato nella terra del Sol Levante, la mia risposta sarebbe, NO non è il migliore.

Ma sarei solo io a dirlo, mentre tutti gli altri Milanesi mi darebbero del pazzo e continuerebbero a sostenere che “iyo” è il migliore Giapponese a Milano.

Questo perché la Leadership è percezione e se la conquista chi per primo si prende la propria categoria di mercato.

Forse hai bisogno di altri esempi per essere convito di quello che sto affermando; bene allora permettimi di farti degli esempi globali.

Se ti chiedo marca di computer? Cosa pensi? Se hai la mia età mi risponderai IBM.

Se ti chiedo smartphone? Di la verità che hai pensato ad iPhone. Sei dici altro non ti credo, stai barando.

Se ti chiedo automobile elettrica? Stai pensando forse a Tesla?

Se ti chiedo bevanda energetica? Dici RedBull?

Se ti chiedo bevanda isotonica? Ma dai? Anche tu hai pensato a Gatorade?

Vengo a trovarti a casa tua e poiché sei sempre molto gentile mi chiedi cosa desidero da bere. Io per provocarti ti dico, hai una “cola”. Tu a cosa pensi alla Coca Cola o alla Pepsi Cola?

Mi segui? Tutta sta roba qui è legata alla Leadership.

Facci caso, per ognuna di queste categorie esistono decine di aziende concorrenti, in alcuni caso forse anche decisamente migliori in termini di qualità del prodotto.

E sicuramente esiste almeno un Co-Leader che della categoria rappresenta l’antagonista.

Cos’è che è anche interessante notare?

Che il Leader di una categoria coincide sempre con la prima azienda che ha creato, sviluppato un prodotto o servizio per quella categoria specifica.

In altre parole il Leader, è quell’azienda che per prima ha intercettato un bisogno del mercato, gli ha dato la soluzione, creando di fatto una categoria o nicchia.

O in altri casi il Leader è stato il primo, destreggiandosi con il tempo e tramite la comunicazione a far percepire al consumatore di essere il primo, il leader di quella categoria.

Ti faccio qualche altro esempio.

Se ti chiedo di dirmi la marca di una casa automobilistica per famiglie con altissimi standard di sicurezza.

Quasi sicuramente mi risponderai VOLVO. Soprattutto se hai superato i 40 anni.

Perché?

Perché l’azienda fin dal 1927 ha basato la propria comunicazione sul valore della sicurezza facendolo diventare il valore fondamentale per la casa.

Si è letteralmente imposta al consumatore, passando quel preciso messaggio; e per quasi un secolo è rimasta fedele ad esso sia nella comunicazione che nei fatti.

Un’altra cosa che forse non sai è che la casa Svedese è quella che ha brevettato le cinture di sicurezza nel 1959.

Si hai capito bene, inventate da un ingegnere aeronautico di cui ora non ricordo il nome, Volvo ne ha colto subito il valore e le ha brevettate.

E per scelta coerente con i valori aziendali, ha fatto in modo che il brevetto fosse di tipo aperto, così da dare la possibilità a tutte le altre case automobilistiche di fruire della rivoluzionaria invenzione.

 

Essere Leader nel settore della sicurezza automobilistica è talmente il punto centrale per la casa svedese che, nel 2013, Hakan Samuelsson Ceo e Presidente dell’azienda dichiaro: “Entro il 2020 nessuno rimarrà gravemente ferito o perderà la vita all’interno di una Volvo”.

 

Quindi, chi fa le macchine più sicure al mondo?

Risposta: Volvo

Altra Domanda: “le altre case automobilistiche, non lo fanno o sono peggio?”

Riposta: “certamente no, devono seguire anche loro le normative e non è detto che siano peggio”.

 

Ma rimane il fatto che ad oggi nella testa della maggior parte delle persone VOLVO = SICUREZZA.

Ciò che mi diverte di questo tema, quello della Leadership è guardarmi intorno e vedere che si nasconde nella nostra quotidianità.

Ad esempio: “mi passi lo Scotch che devo chiudere il sacchetto? Non ti dico mi passi il nastro adesivo?”

Questo è il caso dove il nome del Leader diventa identificativo della categoria.

E’ il massimo a cui un’azienda possa aspirare in termini di Leadership, non trovi?

 

Nel 2001 mi occupavo di Online Marketing in eBay e mi ricordo quando tra i vari motori di ricerca arrivò questa azienda americana dal nome Google.

Ecco, all’epoca non pensavo certo che oggi, 18 anni dopo, avrei sentito dire frasi tipo: “Vai su internet a “googolare” questa parola”.

Google ha fatto tutto ciò che doveva e anche in modo perfetto per prendersi la categoria dei motori di ricerca e diventare sotto ogni punto di vista il Leader indiscusso di quella categoria.

Oggi il concetto di motore di ricerca è obsoleto, la questione si fa più complessa, ma rimaniamo al fatto che se ti dico di “googolare” una cosa e hai meno di 35 anni tu sai sicuramente cosa fare.

 

Quindi, per riassumere

 

Le persone:

  • percepiscono come Leader di un settore l’azienda che per prima si è imposta come tale nella categoria o che ha risposto realmente per prima con un prodotto/servizio per quella categoria.

 

  • Percepiscono, quindi, superiore il primo prodotto che hanno in mente.

 

  • Tutto questo accade perché si tratta solo di una questione di percezione e mai di qualità del prodotto.

 

Ed è per questi motivi che essere il Leader in una categoria è fondamentale.

 

Domanda: “Davide, ma questo cosa c’entra con il mio problema di leadership in azienda?”

C’entra tantissimo, forse ti è sfuggito, ma la verità è che stai giocando la stessa partita.

 E la verità scomoda è che HAI PERSO LA PARTITA ancora PRIMA di SCENDERE in campo.

 

Vedi, il fatto è che tu sei un BRAND (di te stesso) e i tuoi genitori sono anche loro un BRAND.

Qual è il tuo problema allora?

Il TUO problema è che l’azienda l’hanno creata loro e quindi i LEADER della categoria sono loro, perché loro sono stati i primi.

Nella testa dei tuoi dipendenti e in particolare quelli con più anzianità lavorativa, i tuoi genitori sono e saranno per sempre i Leader.

La vuoi vedere più sottile?

Bene, ascoltami, i dipendenti che sono con voi da tanti anni hanno sposato la visione imprenditoriale dei tuoi genitori, perché quella visione in qualche misura ha soddisfatto un loro bisogno specifico e personale. Se non fosse così se ne sarebbero già andati.

 

Mi segui?

Tu rappresenti un’altra visione imprenditoriale, per quanto voglia mantenere le cose come sono, è impossibile che tu venga accettato naturalmente.

Loro, non lo sanno perché non ti riconoscono come Leader e si giustificano con scuse che non hanno nulla a che fare con la verità.

“Cavolo Davide, sono messo male! Cosa posso fare?”

 

Hai solo una mossa da fare.

Per venire a capo della questione devi diventare il Leader di una nuova categoria nella tua azienda.

Cosa vuol dire?

Vuol dire che puoi tranquillamente prendere le redini dell’azienda e mirare al successo, ma devi identificare un tuo personale posizionamento sul quale costruire la tua Leadership.

In altre parole devi essere il primo, in azienda, a fare quella cosa che ti identificherà come il Leader.

E poi con il tempo andrai in sostituzione ai tuoi genitori su tutto il resto.

Ma devi avere pazienza e costruire la tua Leadership.

 

In altre parole, è impensabile pensare di continuare solo a gestire l’attività di mamma e papà, perché non puoi giocare sullo stesso campo di gioco. Perderesti la partita, sicuramente!

 

“Davide, ok ho capito, ma cosa devo fare esattamente?”

Ti faccio soqualche esempio facile, facile anche perché queste sono questioni che vanno viste a tavolino e sulle quali bisogna lavorare pazientemente di strategia.

 

Quindi.

Devi ovviamente agire sempre nell’ottica di un miglioramento dell’azienda e puoi mettere in campo cose tipo:

  • Essere il primo a stringere delle partnership strategiche che portino l’azienda ad un livello successivo di fatturato e margine

 

  • Essere quello che porta l’azienda al livello internazionale aprendo nuovi mercati.

 

  • Lanciare un secondo brand, strategicamente funzionale alla vostra politica commerciale, con una nuova linea di prodotti e di cui sei tu il Leader indiscusso. Un’azienda nell’azienda.

 

  • Dare il via ad una strategia di marketing; questo se fino ad oggi il marketing non lo avete fatto veramente, in modo da giocare su di un terreno dove puoi distinguerti portando risultati in azienda e dove nessuno lo ha mai fatto e ha le competenze per poterti contrastare.

 

  • In ottica di People Management, ad esempio, puoi introdurre delle nuove politiche di Welfare Aziendale, ma stando molto attento a non screditare la figura dei tuoi genitori, perché otterresti solo l’effetto opposto.

 

E poi ricordati che avrai 3 livelli di Leadership su cui lavorare:

 

  • Verso i tuoi genitori, perché dovrai convincerli che sei il nuovo Leader di cui loro stessi hanno bisogno. (vedi in cuor loro vogliono sinceramente lasciarti l’azienda, ma per decenni l’hanno controllata personalmente, ed è difficile perdere le abitudini e lasciare andare il loro “amore”).

 

  • Verso i tuoi dipendenti, in particolare quelli più anziani, perché come detto hanno messo le loro vite e le loro famiglie nelle mani dei tuoi genitori. Ricordati che ti hanno visto crescere, che ti considerano il “boccia” che girava per i corridoi. Queste persone hanno bisogno di trovare il motivo per vedere in TE un Leader da seguire. E il motivo non può essere lo stesso per cui hanno scelto i tuoi genitori. Trova quel motivo!

 

E infine  

  • Verso il mercato, che è cambiato, che non è più quello in cui hanno iniziato i tuoi genitori, ma che è li che ti guarda ti osserva pronto a metterti al tappeto al tuo primo passo falso.

 

Detta così, probabilmente adesso ti è passata la voglia di andare avanti e stai valutando di mollare tutto e partire per qualche spiaggia esotica, ma la verità è che hai una grande fortuna che molti giovani imprenditori non hanno.

 

Tu non devi fare lo “StartingUp”.

Tu un’azienda solida alle spalle già ce l’hai e devi concentrarti solo nel continuare a far bene le cose che vanno bene, lavorare su di te e sul tuo posizionamento personale e iniziare a:

  • Comunicarlo per diventare un Leader

 

  • Apportare uno a uno i cambiamenti strategicamente necessari per fare crescere e prosperare l’azienda di famiglia da oggi in poi.

 

Tutto qui, “No Brain” come dicono gli “amici” americani.

E come possiamo aiutarti io e Camilla?

Per Tua fortuna, abbiamo sviluppato il metodo RaisingStar™YourBusinessBooster proprio con l’obiettivo di aiutare gli imprenditori che stanno affrontando il passaggio generazionale.

Credo sinceramente possa esserti utile fare il test di autovalutazione con intervista.

Sono entrambi gratuiti e le abbiamo preparate proprio con questo scopo.

Quindi

Clicca qui sotto e segui le istruzioni.

Non costa nulla.

E può davvero aiutarti.

Molto!

Un caro saluto

Davide